1.

On line Studi Zancan 3/2016 

Povertà educativa, effetti delle pratiche di welfare generativo, stare bene a scuola, prima infanzia e integrazione tra servizi: questi i temi principali del terzo numero della rivista Studi Zancan disponibile on line gratuitamente.

La lotta alla povertà educativa è una grande sfida che chiede di dare a ciascun bambino l’opportunità di sviluppare al meglio il proprio potenziale. Ma cosa intendere per povertà educativa? Giulia Barbero Vignola, Maria Bezze, Cinzia Canali, Devis Geron, Elena Innocenti e Tiziano Vecchiato sottolineano come sarebbe riduttivo definirla semplicemente in negativo come mancanza di qualcosa (scarpe, libri, strumenti musicali, giochi, …). Se il problema fosse «riempire vuoti e mancanze», i trasferimenti economici degli ultimi anni sarebbero già bastati, nonostante le scarse risorse che il nostro Paese destina agli interventi per famiglia e istruzione. La povertà educativa non è soltanto un problema di reddito. Si lega al contesto sociale, culturale, relazionale che il bambino sperimenta fin dai primi anni di vita. Si associa a componenti di disagio che riguardano salute, capacità cognitive, relazioni, valori e spiritualità. Sono criticità che la legge di stabilità intende affrontare con un apposito fondo di 120 milioni di euro all’anno per tre anni. Può rappresentare una preziosa occasione per superare le soluzioni tradizionali, per lottare efficacemente contro la povertà con azioni capaci di garantire ricchezza educativa fin dai primi anni di vita. 

Il secondo articolo di Maria Bezze e Devis Geron sintetizza pratiche di welfare generativo realizzate nel Comune di Treviso, evidenziandone gli effetti rispetto alle tre componenti strategiche: la responsabilizzione, la rigenerazione e il rendimento. Dimostra come sia possibile introdurre nuove modalità di erogazione di interventi sociali, chiedendo alle persone beneficiarie di rendersi responsabili, verso se stesse e verso gli altri. È un’esperienza che, nonostante abbia riguardato un piccolo numero di utenti tradizionali rispetto a quelli seguiti dai servizi sociali, evidenzia le potenzialità per gestire il passaggio da un approccio assistenziale a uno generativo.

Giulia Barbero Vignola e Valeria Duca analizzano i dati dello studio longitudinale CRESCERE e mettono in luce alcune difficoltà che i ragazzi incontrano a scuola: da un anno all’altro peggiorano la motivazione allo studio, la concentrazione, il rendimento scolastico, la relazione con gli insegnanti e in generale l’atteggiamento verso la scuola. L’attenzione è focalizzata sui fattori che favoriscono il benessere scolastico, aspetto fondamentale per lo sviluppo psicologico e sociale dei ragazzi. Esaminano la relazione tra benessere, approccio allo studio e apprendimento nei giovani che frequentano la scuola secondaria di primo grado. Considerano anche il ruolo dei 

legami familiari e le relazioni con i propri insegnanti che, insieme al gruppo dei pari, contribuiscono a formare un clima sereno a scuola, favorendo un corretto approccio allo studio e quindi la concentrazione, la motivazione e l’apprendimento.

Si descrivono inoltre due esperienze selezionate come particolarmente significative nell’ambito del progetto Tfiey – Transatlantic Forum on Inclusive Early Years che sono state presentate al terzo convegno Tfiey realizzato a Roma il 27 gennaio 2016 sul tema «Sistemi integrati e multilinguismo nei servizi per la prima infanzia».

La prima, scritta a più mani (Cristina Bernardini, Sara Cattaneo e Angela Sebastio) delinea il progetto di potenziamento linguistico rivolto a minori multietnici di Cislago. È un intervento nato dalla sperimentazione di nuovi modelli riabilitativi, ispirati a criteri di replicabilità. Obiettivo primario era di sostenere l’evoluzione dei bambini trattati precocemente, migliorandone le capacità adattive in ambito scolastico e sociale e riducendo l’impatto dello svantaggio linguistico. Nella seconda il Comune di Bassano del Grappa «Assessorato alle Politiche per l’Infanzia, Nuove Generazioni e Sport» propone la propria esperienza di sistema integrato di servizi in rete per la prima infanzia (Luisa Guisella).

Segue una ricca sezione di rubriche: recensioni, abbiamo ricevuto, una finestra sul mondo, proposte culturali.

2.

Perchè la non autosufficienza fa così paura alle famiglie (e allo Stato)

La paura della non autosufficienza ha oscurato la possibilità di scelte lungimiranti. Il risultato è l’affanno crescente dei sistemi regionali di welfare e della spesa sociosanitaria, mentre l’offerta privata assorbe quote crescenti di «spesa fai da te» delle famiglie. Quella in nero oscilla, nelle regioni più ricche, tra il 30-40% di quella pubblica sociosanitaria, ma non necessariamente migliora l’esistenza. È il caso di chiedersi perché la non autosufficienza fa così paura, perché non è vista come opportunità per curare di più e meglio, nelle economie familiari del prendersi cura. In Veneto il «nero» equivale a 5-600 milioni di spesa annua. In Toscana il 60% di un campione di famiglie ha rinunciato all’offerta pubblica domiciliare, pur potendo utilizzarla. Avviene in regioni con servizi di buona qualità.

Perché un welfare in difficoltà fa così fatica a incontrare le capacità e i bisogni delle famiglie? Sono capacità umane ed economiche, in «concorso al risultato». È l’abc del welfare generativo. Fa fatica ad essere capito e viene scoraggiato dalle pratiche tradizionali, in regime di «domanda e offerta». Le famiglie sono sempre meno interessate al «dare e avere», perché «concorrono a produrre», cioè a rendere possibili soluzioni umane e umanizzanti, tra curare e prendersi cura, professionali e non professionali, con responsabilità integrate, capaci di rendimento e rigenerazione delle risorse.

Il contrario è affidarsi al gioco del «dare e ricevere prestazioni» con poca anima, poco tempo, poca qualità. La Ragioneria generale dello Stato ha stimato 1,7 punti di Pil in più di spesa pubblica per la non autosufficienza da qui al 2060, cioè missione possibile, al netto della spesa privata. Ma nel 2014 le imposte dirette (238 miliardi) sono state superate dalle indirette (247 miliardi). Le prime sono progressive e riducono le disuguaglianze, le seconde le riamplificano con imposte uguali tra disuguali. Non piace alle famiglie stremate dai carichi assistenziali. Per loro non autosufficienza è un anfibio, un dilemma: rimanere costo o trasformarsi in investimento umano e umanizzante?

Rubrica «Welfarismi» di Tiziano Vecchiato. Estratto da Vita, luglio 2016

3.

I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia

Il nono Rapporto CRC sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è scaricabile dal sito: www.gruppocrc.net. Alla sua redazione hanno contribuito 134 operatori appartenenti a 91 associazioni, tra cui anche la Fondazione Zancan. Il Rapporto approfondisce 50 tematiche. Uno dei focus principali è l’adolescenza. A tal proposito Arianna Saulini, di Save the Children e coordinatrice del Gruppo, afferma: «Ragionare sulle politiche per gli adolescenti, considerandole come parte delle politiche rivolte in senso più ampio ai giovani, è importante anche perché è in corso a livello europeo un tentativo di profondo rinnovamento, che mira a promuovere iniziative che mettano definitivamente da parte la visione dei giovani come problema, riconoscendoli pienamente come risorsa, da rilanciare mediante politiche di empowerment. Occorre investire e progettare per garantire un supporto alle famiglie, rinforzando le competenze genitoriali, così come ben evidenziato nel IV Piano Nazionale d’azione per l’Infanzia di cui sollecitiamo l’approvazione. Investire adeguatamente significa permettere agli adolescenti di progettare percorsi di vita, rafforzati da un forte senso di appartenenza e di cittadinanza, e di vivere fuori dalla marginalità, come protagonisti reali – e non virtuali – del tessuto sociale. Significa riconoscergli il diritto a una formazione continua ed efficace e alla sperimentazione di sé attraverso percorsi scuola-lavoro organizzati. È urgente che si ricominci a parlare dell’adolescenza come di una fase di crescita, di evoluzione e di preparazione all’età adulta».

4.

ResearchGate e Fondazione Zancan

ResearchGate è un socialnetwork internazionale gratuito per la raccolta di pubblicazioni di ricercatori di molte discipline scientifiche. La piattaforma dal 2008 raccoglie oltre 1.400.000 membri attivi provenienti da almeno 192 paesi.

Aiuta a tenersi in contatto e ad aggiornarsi grazie a tutti i materiali pubblicati nella piattaforma. I ricercatori della Fondazione Zancan sono su ResearchGate dal 2014 con molte pubblicazioni scaricabili liberamente. Il volume più visto è Fostercare in Europe: what do we know about outcomes and evidence? curato da Cinzia Canali e Tiziano Vecchiato. Un ottimo strumento che ciascuno può utilizzare per approfondire, tenersi aggiornati, capire dove si concentra la ricerca nei diversi paesi.

5.

Proposte formative

ll welfare attuale affronta crescenti difficoltà nell’affrontare efficacemente i bisogni della società. La via d’uscita è rappresentata da innovazioni capaci di produrre un maggior rendimento degli interventi erogati e garantirne la sostenibilità socio-economica, rendicontando i risultati ottenuti alle comunità di riferimento. Questa è la sfida che attende enti pubblici e organizzazioni del privato sociale negli anni a venire.

Per approfondire soluzioni innovative a tutti i livelli (tecnico-professionale, giuridico, economico, ...), la Fondazione Zancan propone un'ampia gamma di corsi di formazione:

I corsi si tengono a Padova, presso la sede della Fondazione (via Vescovado, 66). Per iscriversi, va compilato il modulo on-line dove si possono trovare anche i singoli programmi.

Per ulteriori informazioni: fz@fondazionezancan.it - tel. 049 663800

6.

Fai la differenza per i bambini e le famiglie

«Making a difference for children and families»: è questo lo slogan del Centro di ricerca sull’infanzia e le famiglie della Facoltà di Scienze sociali dell’Università di East Anglia (Norwich, Inghilterra), diretto da Marian Brandon: assistente sociale, docente e socio fondatore dell’Associazione internazionale per la valutazione di esito. Esperta che in molte occasioni ha partecipato alle iniziative della Fondazione Zancan.

June Thoburn e Gillian Schofield nel Rapporto 2015-2016 dal titolo «20 Years of Making a Difference for Children and Families» spiegano in modo esaustivo gli obiettivi del Centro di ricerca. Attraversando i suoi primi 20 anni di vita mettono in evidenza i principali risultati raggiunti e i loro effetti sui servizi e le politiche, le pubblicazioni che hanno fatto storia e i temi dei progetti più rilevanti. Non trascurano inoltre l’importanza delle collaborazioni internazionali. Il Rapporto è liberamente scaricabile.

7.

Welfare generativo per la cura dei beni comuni 

L’attuale fase storica dei sistemi di welfare pone, come a tutti ben noto, problemi di sostenibilità delle prestazioni ritenute necessarie per la garanzia dei diritti sociali, al fine di assicurare a tutti livelli adeguati di ‘benessere’. Ma, come spesso avviene, i momenti di crisi possono indurre a ripensare a situazioni consolidate: non necessariamente per ridurre livelli acquisiti, quanto piuttosto per dare nuova forza a principi e strumenti innovativi. Può essere questo il caso del c.d. welfare generativo, espressione che sintetizza un percorso di ricerca e azione che la Fondazione Emanuela Zancan ha da diversi anni studiato, proposto e sperimentato: un percorso finalizzato a rendere i soggetti destinatari di interventi e prestazioni sociali protagonisti di azioni di ‘rigenerazione’, vale a dire di interventi a vantaggio della collettività, che potrebbero consistere in quegli interventi di cura e rigenerazione dei beni comuni su cui Labsus è fattivamente impegnata. Ciò richiede la responsabilizzazione di tali persone, ‘invitate’ a rendersi disponibili per realizzare azioni a corrispettivo sociale: sia per rendersi utili, e perciò per migliorare il livello della loro qualità di vita e di dignità personale, e sia anche al fine di rendere maggiormente sostenibili i livelli di welfare. Tale prospettiva ha trovato nelle settimane scorse una concretizzazione in un disegno di legge che la Fondazione Zancan ha elaborato, e che è stato presentato alla Camera dei deputati da diversi parlamentari (C3763, prime firmatarie Iori e Lenzi)».

Inizia così l’articolo Welfare generativo per la cura dei beni comuni di Emanuele Rossi (Pro-Rettore vicario della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa). L’autore riflette sulla proposta di legge sul welfare generativo e le affinità con le riflessioni e le azioni di Labsus sulla cura dei beni comuni.

L’articolo completo è visibile nel sito www.labsus.org.

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