1.

Verso i ‘laboratori di cittadinanza’ per riscoprire l’inclusione

È possibile trovare un modo nuovo per risolvere i conflitti e affrontare le differenze che la società odierna sottopone? Esiste un'alternativa al clima di paura e insicurezza che sembra diffondersi in modo tanto capillare? La Fondazione Zancan onlus e la Casa della Carità di Milano ne sono convinte e, a conclusione di un seminario di ricerca, rilanciano l'esperienza dei "laboratori di cittadinanza".

È trascorso esattamente un anno da quando, nel corso del seminario "Vivere tra diversi e gestione dei conflitti in una società glocale", si era pensato alla costituzione di uno spazio di progettazione partecipata che fosse anche un luogo dove sperimentare esperienze di inclusione e coesione sociale, migliore convivenza, cooperazione tra diverse responsabilità. Nascevano allora i laboratori di cittadinanza, esperienze ‘pilota' il cui principale obiettivo era di implementare le abilità necessarie per agire nei luoghi in cui i conflitti si sviluppano e di avviare una riflessione sulle esperienze fatte per ricavarne idee e metodologie di superamento dei conflitti. Il progetto è nato dalla consapevolezza che viviamo in società con molti problemi legati alla paura e alla diffidenza: l'incontro con la diversità sempre più crea barriere e genera conflitti. Ecco perché abbiamo bisogno di cercare soluzioni nuove per affrontare i problemi, senza però aumentare il fabbisogno di risorse che abbiamo a disposizione. Un esempio su tutti è quello della non autosufficienza: per sostenere gli anziani soli è sorto nel tempo il fenomeno delle badanti, che però finora è stato irregolare. Tramite i laboratori si potrebbero studiare soluzioni nuove che risolvano questo come altri problemi delicati. Così concepiti, i laboratori si configurano come dei territori di ‘confine', dove si concentra la maggiore conflittualità tra le prassi correnti (spesso insufficienti o inadatte) e i nuovi bisogni che premono. Ed è proprio in questi luoghi che esiste una maggiore possibilità di lavorare per trovare soluzioni concrete. Un esempio è proprio l'esperienza della Casa della Carità, che accoglie chiunque si trovi in situazioni di fragilità, disagio sociale, emarginazione. In sostanza, il laboratorio si propone di essere strumento e strategia per ‘normalizzare', nel senso di dare legittimazione giuridica, anche a situazioni inedite che anticipano nuove forme di convivenza e di solidarietà.

Ci si propone ora di avviare una sperimentazione e di costituire una rete territoriale che unisca varie esperienze di laboratori. In un contesto in cui l'insicurezza fa da padrone noi vogliamo aprire all'inclusione.

2.

Bimbi disabili 0-6 anni: i risultati di un seminario di ricerca

La comunicazione della diagnosi e il confronto con la disabilità grave riscontrata a un bimbo alla nascita e nella prima infanzia è una questione estremamente delicata, ma troppo spesso non considerata con attenzione e cautela. La mancanza di informazioni, l'incontro con la disabilità e la gestione dei problemi avvengono in una condizione di solitudine e sofferenza per i genitori. Se la scuola, infatti, diventa un punto di riferimento importante dopo i 6 anni di vita del bambino, prima di raggiungere questa età le famiglie sono sostanzialmente sole. È stato questo uno dei temi affrontati nel corso del seminario Famiglie e bambini con disabilità "grave" svoltosi a fine luglio a Malosco in collaborazione con la Fondazione Paideia di Torino. Punto di partenza del dibattito è stata la messa al bando dell'aggettivo "grave" attribuito alla disabilità, cui è preferito l'aggettivo "complessa". Il termine ‘grave' stigmatizza la condizione del bambino e non tiene conto dei vari indicatori della complessità, che invece è fondamentale analizzare e tenere in considerazione. Deve essere abbandonata l'idea di una condizione statica e definitiva della disabilità, fin dai primi momenti, anche per le potenzialità che spesso i bambini hanno. Di particolare interesse è stato anche il dibattito relativo alle modalità e alle tempistiche della comunicazione della diagnosi ai genitori. La comunicazione e l'informazione sulle condizioni del bambino non è un atto che finisce con l'uscita della famiglia dall'ospedale ma è un processo di aiuto continuo, di cui deve essere reso partecipe per quanto possibile anche il bambino.

Ricca di spunti e riflessioni, inoltre, è stata la parte del seminario dedicata alla questione del sostegno alle famiglie che, come si è detto, nei primi anni sono e si sentono abbandonate. Innanzitutto dovrebbero essere individuati dei caregiver esterni alla famiglia perché non può essere sempre la madre, il padre o il fratello a prendersi cura del bambino. Un'esperienza di ‘esternalizzazione' in questo senso si sta svolgendo nella città di Torino. Dal seminario è dunque emersa la necessità di predisporre dei servizi integrati, pensando anche a ipotesi di domiciliazione delle cure.

A questi temi sarà dedicato un documento che verrà diffuso in autunno.

3.

Finanziamento pubblico e concorso dei cittadini alla spesa per i servizi alla persona

Pagare la retta di una casa di riposo o di un asilo nido a Milano non è la stessa cosa che farlo a Venezia, a Firenze, a Napoli. E questo vale per tutti i servizi previsti dall'assistenza sociale, da quelli per le persone disabili a quelli per gli anziani o per i minori. Gli oltre 8.000 Comuni italiani, infatti, fanno pagare ai cittadini percentuali diverse e spesso inique pur offrendo lo stesso identico servizio. Questo accade perché non esiste in Italia uno standard in materia e le amministrazioni comunali hanno la possibilità di stabilire da sé il concorso alla spesa dei cittadini. Non essendo previsto, insomma, un ticket come quello sanitario, accade che da un Comune all'altro ci siano variazioni per il contributo individuale ma anche per le prestazioni dal 10% fino anche al 40%. Si tratta di un problema che, nonostante le indagini dell'Istat e della Fondazione Zancan onlus, tende a essere poco conosciuto e discusso. Per questo la Fondazione ha organizzato nella sede estiva di Malosco (Trento) un seminario, nel quale si è cercato di studiare possibili soluzioni per eliminare la disuguaglianza tra i cittadini.

Le fonti di finanziamento delle risposte di assistenza sociale sono molteplici: lo Stato, con il Fondo sociale nazionale e la spesa per trasferimenti monetari di varia natura, le Regioni con il Fondo sociale regionale e altri centri di spesa, i Comuni e i cittadini. Questi ultimi concorrono al costo dei servizi anche per il 30%-40% della spesa complessiva. Essendo il singolo Comune a scegliere la quota di partecipazione, il risultato è di grande disomogeneità, mancanza di equità, differenze non giustificabili. Mentre per i servizi di interesse generale, come energia, acqua o rifiuti il costo di accesso e fruizione è oggetto di monitoraggio istituzionale, lo stesso non avviene per i servizi alle persone. La prospettiva federalista evidenzierà ancora di più queste differenze.

Se è quasi impossibile al momento pensare di ridurre del tutto le disuguaglianze, l'obiettivo che si sono posti gli esperti chiamati dalla Fondazione è di riuscire a ottenere almeno un'equità orizzontale, permettendo cioè di far pagare la stessa cifra alle persone nelle stesse condizioni di reddito. E per fare questo bisogna promuovere un uso più diffuso degli indicatori economici quali l'Isee, che però dovrebbero essere rivisti e ampliati. Un problema con questi indicatori è che si riferiscono all'anno precedente rispetto a quello della rilevazione e quindi rischiano di non rendere conto efficacemente della situazione attuale dei cittadini, soprattutto in questi tempi di crisi in cui molto può cambiare per una persona da un mese all'altro. Inoltre l'Isee coglie solo alcune dimensioni della capacità contributiva e rischia di non essere sufficiente. 

Per limitare il peso economico che la contribuzione all'assistenza ha sulle famiglie, un'ipotesi innovativa potrebbe essere quella di tenere conto oltre che del reddito, anche della partecipazione attiva della famiglia in termini di assistenza diretta. Sarebbe importante iniziare a valutare non solo gli aspetti prettamente economici, ma anche considerare il tipo di aiuto e sostegno su cui il singolo può contare. In altre parole, se il nucleo familiare partecipa attivamente all'assistenza apportando di fatto un beneficio al servizio si potrebbe pensare di attenuare la contribuzione come una sorta di indennizzo

4.

Strumenti di lavoro 1 libro 1 euro

Componente essenziale della politica sociale è la prevenzione di danni e disagi. Se questo vale in riferimento a tutte le condizioni di vita delle persone, assume un particolare rilievo in riguardo agli adolescenti, almeno per tre ordini di motivi.

Perché l'adolescenza è di per se stessa una stagione di vita molto delicata e a rischio: in essa come la natura in primavera, la persona dell'adolescente va aprirsi alla vita e pur avendo immenso bisogno di protezione, sente l'esigenza di staccarsi dai genitori e di affrontare i rischi di un cammino autonomo.

Perché l'adolescenza, come la fioritura della primavera, è esposta ai venti, alle brine e alla grandine dei successi e degli insuccessi: nella scuola, nei rapporti con gli amici, nei primi rapporti affettivi, nei nuovi rapporti spesso conflittuali con i genitori e con l'autorità.

Perché l'adolescenza è il periodo della vita cui di solito la società dedica meno attenzione, meno risorse, meno servizi: è spesso la più trascurata.

Eppure è investendo in modo tempestivo, intelligente, ampio nell'adolescenza che si possono prevenire sofferenze, naufragi e fallimenti nei giovani, che si ripercuotono nella famiglia e sulla società in termini di preoccupazioni, di tensioni, di costi.

È per questi motivi che proponiamo «Adolescenti educazione e aggregazione», a cura di Roberto Maurizio, come strumento di lavoro per questo mese.

Il volume può essere richiesto, entro il 31 ottobre, compilando l'apposita scheda scaricabile dal sito (www.fondazionezancan.it) e inviandola via fax (049663800) o per mail (segreteria@fondazionezancan.it).

Il volume può essere quindi:

  • ritirato direttamente presso la nostra sede in Via Vescovado, 66 - Padova, dal lunedì al venerdì (8.30-13.00 e 14.00-17.00);
  • o recapitato a casa, con spese a carico del destinatario.

Per conoscere le proposte di ogni mese potete consultare il sito www.fondazionezancan.it nella sezione delle news.

 

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