1.

IRPEA: trasparenza e partecipazione

Informazione, partecipazione e tutela degli utenti: sono queste le parole d'ordine adottate dalla Fondazione Irpea (Istituti Riuniti Padovani di Educazione e Assistenza) di Padova nella Carta dei servizi, un documento composto da 11 fascicoli ciascuno dei quali presenta un servizio offerto. La Carta, realizzata con la collaborazione della Fondazione «E. Zancan» onlus, è già in distribuzione. Si tratta di uno strumento importante di trasparenza, frutto di un percorso condiviso di analisi e qualificazione, che ha coinvolto la direzione dell'Irpea, i suoi operatori, i destinatari degli interventi e i loro familiari.

Nella pubblicazione - che può essere richiesta gratuitamente all'Irpea - si spiegano in dettaglio le caratteristiche, i valori, la storia e le funzioni dei servizi che l'Irpea ha all'attivo sul territorio padovano. In quanto centro multifunzionale, la Fondazione dispone infatti di numerosi servizi che vanno incontro alle esigenze delle famiglie, dei disabili, dei giovani e di tutta la cittadinanza.

Spinta dal desiderio di fare chiarezza sulla propria identità e sul possibile ampliamento dell'offerta nel territorio provinciale, la struttura ha deciso di investire nella Carta all'interno di un più ampio percorso di qualificazione e innovazione. Con questo documento, infatti, l'Irpea vuole assicurare e promuovere l'incontro delle responsabilità e delle risorse dei diversi attori impegnati nell'erogazione dei servizi e delle persone che ne fruiscono. Questa Carta dei servizi definisce gli impegni che la Fondazione si assume per accrescere il clima di fiducia già esistente nel rapporto con gli ospiti e le famiglie.

La vera novità di questa Carta dei servizi sta nel fatto che sono stati coinvolti direttamente gli operatori e gli utenti, ognuno infatti ha potuto esprimere il proprio punto di vista nel definire le 'regole d'ingaggio', cioè le motivazioni e i valori che sottostanno al lavoro dell'Irpea e al modo di accogliere e farsi carico della domanda di servizio. Una seconda importante novità riguarda il fatto che prima che questi documenti venissero adottati sono stati sottoposti al vaglio di 127 persone, tra utenti e operatori, per ottenere una loro valutazione, verificarne la chiarezza e l'attinenza con l'offerta di servizio dell'Irpea. 

Per informazioni e per ricevere la guida: mail irpea@irpea.it; www.irpea.it; 049-8727201.

Ulteriori approfondimenti e interviste del presidente della Fondazione Irpea, Leonildo Bettio e del direttore della Fondazione Zancan, Tiziano Vecchiato al sito www.fondazionezancan.it

2.

Il volontariato nel sociale

In occasione dei 20 anni della propria attività (1989-2009) l'Auser della Provincia di Padova ha organizzato il convegno «Il volontariato nel sociale» (11 novembre ore 9.00-13.00). In tale occasione si sono presentati i primi risultati della ricerca della Fondazione Zancan sul futuro del volontariato.

Lo studio è stato realizzato attraverso la somministrazione di approfonditi questionari a 1.424 persone.

I primi risultati della ricerca evidenziano che i volontari non percepiscano una crisi delle proprie componenti identitarie: l'essere testimonianza credibile dei valori di gratuità e solidarietà, le motivazioni etiche, gli obiettivi di carattere comunitario sono coltivati. Tuttavia, sono anche consapevoli che esistono numerose difficoltà: l'assenza di collaborazione tra le associazioni, l'eccessivo carico burocratico e amministrativo, l'insufficienza di risorse economiche, il non facile rapporto con le istituzioni e la capacità di coinvolgere di nuovi volontari, soprattutto i giovani.

Quali priorità di investimento, i volontari segnalano in particolare la necessità di diffondere una cultura della solidarietà e della cittadinanza responsabile e di coinvolgere le nuove generazioni in attività di volontariato, mantenendo saldo il contenuto che qualifica l'azione del volontariato, ovvero la relazione tra persone.

Sono intervenuti:

  • Elisabetta Mandrioli e Giulia Barbero Vignola, Fondazione Zancan onlus
  • Michele Mangano, presidente nazionale Auser
  • Rosanna Bettella, segretaria Spi Cgil di Padova
  • Arianna Lazzarini, assessore ai servizi sociali Provincia di Padova
  • Claudio Sinigaglia, assessore ai servizi sociali Comune di Padova
  • Renzo Scortegagna, docente Università di Padova
  • Emanuele Alecci, consigliere Cnel
  • Paolo Alfier, portavoce Forum regionale Terzo settore
3.

Povertà in Italia

Sicurezze vulnerabili. Dati, riflessioni e azioni in una società che sta cambiando è il titolo della giornata di studio organizzata all'interno di «Solida»: incontri, dibattiti, idee, progetti, spettacoli sul welfare veneziano promossi dall'Assessorato comunale alle Politiche sociali e Rapporti con il volontariato.

Nel corso della giornata si sono presentate due ricerche : la prima sulla povertà in Italia, presentata da Giovanni Sarpellon della Fondazione Zancan; la seconda sull'indebitamento e sulle difficoltà finanziarie delle famiglie con riferimento a Venezia e al Veneto,  condotta dal Centro studi Sintesi di Mestre.

L'incontro è stata un'occasione per riflettere sullo squilibrio tra comuni in termini di spesa e di interventi per l'assistenza sociale e, quindi, per la povertà. Nel 2005 i comuni hanno speso 5,7 milioni di euro per l'assistenza sociale, cioè 98 euro per ogni abitante; di questa spesa, il 7,4%, pari a 423 milioni di euro, è stato

destinato a contrastare la povertà. Si tratta di 7,22 euro per ogni abitante. Aggregando i comuni per regione, questo dato varia in modo significativo: si va da un minimo regionale di 1,91 euro a un massimo di 21,75 euro, cioè 11 volte di più. Tali differenziazioni territoriali di spesa s'innestano in uno scenario di welfare basato sull'impianto federalista che assegna un ruolo fondamentale a Regioni e Comuni anche in materia di contrasto alla povertà. L'autonomia attribuita agli enti locali accentua quindi le differenze territoriali che hanno radici lontane nella beneficienza privata dell'Ottocento e che si sono consolidate nel corso dei successivi decenni.

Il modello italiano di povertà presenta un divario che non ha corrispondenti in Europa, neppure nei paesi caratterizzati da significative disparità territoriali.

Dall'analisi dei dati emerge un'altra anomalia tutta italiana: si spende di più per contrastare la povertà nelle regioni laddove ci sono meno poveri. Anche quando s'investe per combattere la povertà, si tende a dare soldi piuttosto che fornire servizi durevoli nel tempo, piccoli benefici economici che sono solo un palliativo e non la soluzione al problema povertà.

In attesa che cambi l'approccio nelle risposte alla povertà, chi ci rimette sono le famiglie povere o a rischio di impoverimento, il cui numero è cresciuto a causa della crisi economica che attanaglia il Paese.

Alcune strade da percorrere sono indicate nel Rapporto 2009 Caritas Italiana e Fondazione Zancan.- Le ricordiamo: trasformare gli attuali trasferimenti monetari (o parte di essi) in servizi da erogare alle famiglie a basso reddito con figli, a titolo gratuito o con una significativa riduzione del costo di fruizione. Negoziare e concertare politiche di diverso utilizzo del fondo per aumentarne il rendimento, riallocare le risorse ottenute, rafforzare la rete dei servizi per la famiglia, ridurre i loro costi, aumentando l'occupabilità nell'area dei servizi per la famiglia. Bonificare e semplificare i percorsi delle erogazioni monetarie. Rendere visibili gli indici di efficacia delle azioni di contrasto alla povertà, infatti sapere che è possibile uscire dalla povertà può essere di grande aiuto a chi ha perso la speranza.

Le risorse e le capacità professionali sono certamente necessarie

 ma serve anche fiducia, soprattutto quando le difficoltà sembrano insormontabili. Le proposte e le esperienze documentate nel Rapporto 2009 ci dicono che è possibile uscire dalla povertà e che oggi può essere un traguardo alla portata delle molte persone e famiglie che hanno interesse e necessità di uscirne.

 

4.

Il futuro dei bambini è nel presente

La Fondazione «E. Zancan» onlus di Padova ha partecipato alla Conferenza Nazionale per l'infanzia e l'adolescenza, organizzata dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali insieme alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed in collaborazione con la Commissione Parlamentare per l'Infanzia e l'Adolescenza (18-20 novembre). A Napoli per parlare dell'importanza di garantire i diritti dei bambini e di un cambiamento

di prospettive nell'azione dei servizi pubblici, il direttore della Zancan Tiziano Vecchiato ha presentato il progetto ministeriale «Risc-Rischio per l'infanzia e soluzioni per contrastarlo», attualmente in corso su scala nazionale e coordinato dalla Fondazione.

Il progetto mette insieme le questioni proprie della «valutazione del bisogno» con quello del «piano personalizzato di intervento» e della «valutazione di efficacia». L'assunto di partenza, in sostanza, è che è necessario prima di tutto capire quali sono i bisogni dei bambini e dei ragazzi per attuare una presa in carico personalizzata, dei cui esiti sia possibile fare un'adeguata valutazione. È insomma richiesta un'impostazione nuova nella gestione dei casi a forte rischio di allontanamento: un'impostazione che consideri l'allontanamento dal nucleo familiare come un'ultima opzione consentita, solo quando tutte le altre strade non sono praticabili. Con questo modo di affrontare i problemi non solo si opera dando sostanziale continuità e sviluppo alla Convenzione Onu dei diritti del bambino ma si promuove un salto di qualità per garantire maggiore efficacia agli interventi. Il lavoro da fare non è poco, dopo la stagione in cui si è investito per la chiusura degli istituti e per le alternative di tipo comunitario all'istituzionalizzazione. Ma dare migliori risposte alla necessità di allontanamento non significa ancora gestire al meglio la permanenza possibile in famiglia. Non basta infatti evitare le strade sbagliate, bisogna anche saper imboccare quelle giuste che, nel nostro caso, significa garantire efficacia verificabile all'azione dei servizi per l'infanzia e la famiglia.

I materiali prodotti sono accessibili dal sito della conferenza.

5.

L'affidamento familiare nel sistema domiciliarità

L'affidamento familiare è inserito nel «sistema domiciliarità» in quanto modalità positiva per garantire una risposta collegata al rispetto della domiciliarità, la domiciliarità naturale, originaria, o una nuova da costruire con fatica, ma comunque necessaria per star meglio possibile, per vivere bene, per «farsi incontro».

Il minore, la persona anziana o con disabilità come la persona con problemi di salute mentale «ben affidati» recuperano salute, con uno star meglio possibile nella propria casa o in una nuova casa dove, comunque, si è ricostruita una domiciliarità alternativa all'istituzionalizzazione non voluta, non necessaria che allontana dalla «dimensione casa».

Sono questi i temi affrontati nel seminario di una giornata (25 novembre) promosso dalla Fondazione Paideia, La Bottega del Possibile e la Fondazione Zancan. Attraverso il confronto di teorie ed esperienze concrete si è rivisitato il tema dell'affidamento familiare per tutte le età e i diversi problemi.

6.

I distretti sanitari devono misurarsi con l’efficacia delle loro risposte

Quando negli anni Ottanta sono nati i distretti sociosanitari in Italia, l'obiettivo era quello di poter garantire risposte concrete alla popolazione e in particolare alle fasce deboli, come anziani, non autosufficienti, minori. Da allora molto è stato fatto ma molto resta ancora da fare, soprattutto per alcune regioni meno virtuose. Dei risultati raggiunti nell'ultimo decennio e delle sfide future si è discusso a Ferrara (27 novembre) nel convegno Interregionale CARD (Confederazione delle associazioni regionali di distretto) dal titolo «1999-2009 Cambiamenti culturali e sviluppo dei servizi distrettuali: dalla rete dei servizi ai percorsi di cura per i cittadini». L'iniziativa - che ha visto tra i relatori il direttore della Fondazione «E. Zancan» onlus, Tiziano Vecchiato - si propone di essere un momento di approfondimento e di confronto sull'evoluzione della sanità territoriale soprattutto nel Nord Italia.

L'obiettivo - ha spiegato Maria Chiara Tassinari, direttore del Distretto Centro-Nord AUSL di Ferrara - è quello di fare il punto sugli ultimi 10 anni di attività dei distretti per capire cosa è successo in questi anni, quali sono le strutture realizzate ed esigibili dai cittadini.

Dunque, a che punto siamo? «Siamo a un buon punto - commenta Tassinari -, perché la rete è consolidata non solo per quanto riguarda la struttura sociosanitaria, ma anche per l'assistenza domiciliare. Certo, margini di miglioramento ci sono, soprattutto in merito all'assistenza primaria e ai centri di riferimento di medicina generale». Uno sguardo meno positivo è quello del direttore Vecchiato:  «Siamo a un buon punto solo per alcune regioni: basta guardare alla grande difficoltà di sviluppo che ancora oggi trovano le cure domiciliari integrate».

Un'altra questione, oggetto di tavola rotonda nel corso del convegno, è relativa alla funzione dei distretti: «In alcuni si svolge solo una funzione di committenza dei servizi - continua Tassinari -, in altri ci si assume il compito di produzione vera e propria e in altri ancora si svolgono entrambe le funzioni. Il convegno offrirà l'opportunità di capire se serve questa funzione di committenza e a cosa ha portato».

Un terzo aspetto delicato, sottolineato da Vecchiato, è quello della valutazione dell'efficacia dei servizi erogati: «È  indispensabile che i distretti arrivino a misurarsi con l'efficacia delle risposte, soprattutto quelle indirizzare ai soggetti deboli. Se infatti questi ultimi, che hanno bisogni più grandi, trovano risposte vuol dire che l'efficacia è garantita a tutte le persone».

L'iniziativa è stata realizzata dalle associazioni dei direttori e dirigenti di distretto dell'area nord Italia della card: Emilia Romagna, Lombardia, Friuli Venezia Giulia,Trentino Alto Adige e Veneto con il patrocinio della Fiaso ed il coinvolgimento della Ausl di Ferrara.

7.

Non solo giustizia commutativa, ma anche giustizia distributiva

Non solo giustizia commutativa, ma anche giustizia distributiva. È il messaggio che, evidente, si staglia all'interno dell'enciclica Caritas in veritate: il mercato deve aprirsi a forme interne di solidarietà e fiducia reciproca per espletare pienamente la propria funzione economica.

Urge in tal senso una maturazione del dibattito sulla responsabilità sociale d'impresa, al di là delle molte certificazioni «etiche» che tanto spazio hanno trovato negli ultimi anni.

È questa la sintesi del contributo di Tiziano Vecchiato, direttore della Fondazione Zancan, dal titolo «Caritas in veritate: per uno sviluppo solidale e sostenibile» pubblicato nell'approfondimento della newsetter n. 4 della Fondazione Nordest. L'intero contributo e nella sezione download.

8.

Strumenti di lavoro 1 libro 1 euro

La necessità di promuovere un'etica condivisa quale comune denominatore di tutti coloro che si occupano di servizi alla persona, ci ha spinto a promuovere occasioni d'incontro e di scambio per professionisti per favorire l'integrazione multiprofessionale, la costruzione di reti di relazioni e la collaborazione tra i vari soggetti coinvolti.

È sorta così la collaborazione con la Fondazione Santa Clelia Barbieri e le giornate studio del Corno alle Scale.

Le giornate sono un momento di crescita professionale, dialogo e condivisione aperte a tutti.

Essere responsabili verso se stessi, gli altri e la comunità. Costruire la rete delle persone (a cura di) Chiara Berti e Fabio Cavicchi è il risultato della seconda edizione delle giornate di studio del Corno alle Scale.

Il volume propone, tenendo conto delle istanze delle persone e dei gruppi di lavoro, la condivisione di pratiche nel lavoro e di modelli organizzativi per l'integrazione sociosanitaria e per una maggiore umanizzazione dei servizi alle persone.

La cultura di gestione non deve solo soddisfare criteri di competenza, efficienza ed efficacia e principi di responsabilità aziendali, ma deve saper promuovere ed elaborare competenze costruite su valori condivisi di eticità e solidarietà.

È un cammino verso un'etica condivisa, patrimonio indispensabile per tutti coloro che operano nella cura della persona.

Il volume può essere ritirati di persona (presentando la scheda scaricabile dal sito www.fondazionezancan.it) presso la nostra sede in Via Vescovado, 66 - Padova, dal lunedì al venerdì (8.30-13.00 e 14.00-17.00).

Si può ricevere direttamente a casa, con spese a carico, a seguito di richiesta via fax (049663013) o tramite email (segreteria@fondazionezancan.it) compilando sempre la scheda.

La richiesta va effettuata entro il 31 gennaio 2010.

Per conoscere le proposte di ogni mese consultate il sito www.fondazionezancan.it.

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