1.

Vincere la povertà con un welfare generativo

La Fondazione Emanuela Zancan ha discusso, in un seminario a invito riservato a un ristretto gruppo di esperti (Roma, 5 dicembre), i contenuti del suo Rapporto 2012 sulla lotta alla povertà, dal titolo «Vincere la povertà con un welfare generativo» (ed. il Mulino). Insieme agli autori (Giuseppe Benvegnù-Pasini, Giulia Barbero Vignola, Maria Bezze, Devis Geron, Elena Innocenti, Emanuele Rossi, Tiziano Vecchiato) si sono confrontati esperti e referenti di Save the children, Banca d'Italia, Istat, Università Roma3, Assifero, Fondazione Charlemagne, Fondazione Paideia, Cgil, Cisl, Uneba, Vita, Redattore sociale, Famiglia Cristiana. Al seminario ha partecipato anche il sottosegretario del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociale Maria Cecilia Guerra.

Il rapporto analizza gli interventi e le politiche di contrasto alla povertà, per definire meglio utilità, effetti, costi, benefici e sprechi. La crisi, con le sue pesanti ricadute sociali, obbliga a un ripensamento e a un salto di qualità della lotta alla povertà, in un sistema di welfare che deve diventare capace di rigenerare le proprie risorse, non solo e soltanto economiche ma anche e soprattutto umane. Un welfare generativo è capace di responsabilizzare e responsabilizzarsi, sulla base di un diverso incontro tra diritti e doveri, passando dalla logica del costo a quella dell’investimento e privilegiando l’efficacia e non la semplice assistenza. È la via per una nuova cittadinanza che fa del governo dei diritti e dei doveri un’opzione strategica e generativa che restituisce ai diritti sociali il loro ruolo di motore moltiplicativo delle capacità. Nel rapporto le difficoltà attuali e la speranza di superarle si avvicinano tra loro, fino a concentrarsi su un tema di fondo: rigenerare un sistema di solidarietà in profonda crisi di fiducia. La lotta alla povertà può aiutarci a meglio affrontare questa sfida che non riguarda solo l’attuale recessione di welfare ma il suo futuro. 
Il comunicato stampa completo è scaricabile dal sito www.fondazionezancan.it (area news)
Contenuti del volume
La prima parte approfondisce la conoscenza dei poveri per promuovere interventi efficaci (cap. 1) e i contenuti e la distribuzione della spesa per la povertà nelle regioni italiane (cap. 2). Si occupa poi delle risposte attuali e future, entrando nel merito delle responsabilità istituzionali e sociali per contrastarla, a partire dall’incontro tra diritti e doveri di tutti, anche dei poveri (cap. 3), del perché le soluzioni attuali sono scarsamente efficaci e come affrontare questa criticità (cap. 4), di come investire in nuove soluzioni di welfare, generative di capacità, che non consumano le risorse ma le rigenerano, grazie a strategie che da costo diventano investimento in cittadinanza più solidale (cap. 5). La prima parte si conclude con una analisi giuridica (cap. 6) che identifica i fondamenti costituzionali necessari per fare dei diritti e doveri sociali un nucleo attivatore di welfare generativo.
La seconda parte inizia con un quadro di realtà visto dal basso, dai poveri, chiedendosi se e quali coordinate etiche sono necessarie per lottare contro la povertà (cap. 7). Per meglio comprendere le condizioni attuali di lotta alla povertà e capire come renderle efficaci, sono presentati in successione alcuni casi di studio: gli aiuti economici per le persone povere e in condizioni di disagio sociale a Milano (cap. 8), la valutazione  dell’esperienza del fondo di solidarietà promosso da soggetti del terzo settore (cap. 9), l’apporto del volontariato per conoscere più da vicino i poveri (cap. 10), l’impatto del microcredito e la capacità di aiuto reso possibile nelle aree terremotate (cap. 11). Sono esperienze che hanno accettato la sfida della valutazione dei risultati e degli esiti. Cosa ci insegnano, per non ripetere errori che riducono la fiducia e la speranza? Sono esperienze di natura istituzionale (di livello comunale, regionale e statale) e di natura solidale attivate da soggetti sociali che si sono misurati con la povertà e le sue sfide, senza limitarsi ad assisterla. 
La terza parte conclude il volume ripercorrendo le proposte, le difficoltà, le potenzialità. Emerge un quadro articolato, dove presente e futuro si avvicinano, fino a concentrarsi sul tema di fondo: come rigenerare un sistema di solidarietà in crisi di fiducia. La lotta alla povertà può aiutarci a meglio affrontare questa domanda che non riguarda solo l’attuale recessione di welfare ma il futuro del nostro welfare, se da redistributivo diventa anche generativo, riqualificando le risorse che abbiamo a disposizione.
2.

La gestione unitaria dei servizi sociali

Approvate all’unanimità dalla Conferenza dei Sindaci dell’az. Ulss 12 le linee di indirizzo per la gestione associata delle funzioni sociali riguardanti i servizi erogati dai Comuni, per un valore complessivo di circa 35 milioni di euro (escluso il personale).
Il documento indica contenuti, modalità, forme e tempi della gestione associata delle funzioni sociali tra i quattro Comuni della Conferenza, cioè Cavallino Treporti, Marcon, Quarto d’Altino e Venezia.
La formulazione delle linee di indirizzo è il frutto di un percorso condiviso di analisi e decisione che ha visto impegnati i tecnici e gli amministratori negli ultimi sei mesi, insieme con gli esperti della Fondazione Zancan. Ha tenuto conto di alcuni principi e criteri guida, quali la gradualità, la sostenibilità, l’economicità, la valorizzazione delle competenze professionali e l’equità territoriale.
La gestione associata si svilupperà in quattro fasi incrementali, dal 2013 per diventare pienamente operativa al 2016. Si parte da un modello associato che riguarda le funzioni amministrative e quelle programmatorie (fase 1), passando per un rafforzamento di tale modello con la regolamentazione unitaria dell’accesso ai servizi territoriali e residenziali (fase 2), estendendo poi i contenuti della gestione associata ai servizi esternalizzati (fase 3), fino ad arrivare ad un sistema di offerta che riguarda anche il governo unitario della presa in carico professionale (fase 4).
Quanto condiviso dalla Conferenza può essere paragonato a una «grande opera» di architettura organizzativa e gestionale dei servizi sociali locali. Per la prima volta nel Veneto, infatti, si affronta la materia dell’assistenza sociale in modo analogo a come negli anni novanta del Novecento era stata affrontata la materia sociosanitaria. Ieri il problema era di dare risposte unitarie alle persone multiproblematiche che avevano bisogno di risposte sanitarie e sociali. Oggi, anche a fronte del maggiore disagio causato dalla crisi, si tratta di affrontare in modo unitario e sostenibile la domanda sociale in modo efficiente, facendo fruttare al meglio le risorse disponibili.
L’obiettivo è di passare da un welfare assistenziale ad un welfare di cittadinanza, basato sulla capacità di dare risposte qualificate e uniformi nel territorio (livelli essenziali di assistenza), valorizzando unitariamente le capacità e i capitali di solidarietà presenti nei quattro comuni. I sindaci hanno evidenziato che la città metropolitana prende forma proprio a partire dai problemi più difficili, quelli delle persone e delle famiglie in difficoltà. Le soluzioni adottate potranno essere estese anche ad altri problemi e traguardi di cittadinanza.
Nei prossimi mesi le linee di indirizzo e l’accordo di programma per la formalizzazione della gestione associata saranno discussi dai singoli consigli comunali per l’approvazione definitiva.

3.

Tutela dell’infanzia e welfare generativo

C’è una comunità pronta a spendersi per le sue parti più fragili e vulnerabili: i bambini e gli adolescenti in difficoltà. C’è una società viva e accogliente, capace di andare oltre l’individualismo e di donare parte di sé agli altri. Lo dimostra il successo dell’esperienza del tutore legale volontario, cui l’ufficio del pubblico tutore dei minori del Veneto ha dedicato il convegno «Ridisegnare la tutela dei bambini e degli adolescenti» (sabato 1 dicembre, Padova). È stata l’occasione per fare il punto su un progetto pilota che vanta un migliaio di volontari preparati e disponibili ad assumere rappresentanza legale dei minori che necessitano di un progetto di tutela. Questa comunità solidale dal 2004 a oggi si è presa cura di oltre duemila bambini e ragazzi, dando loro voce e rappresentanza. Ma il convegno è stato anche l’occasione per dimostrare le potenzialità di una comunità che sostiene e valorizza tutte le sue anime, nella direzione di un welfare generativo.
Un’esperienza che ha dimostrato concretamente come una comunità può essere responsabile e solidale a favore dei minori, come sia possibile esercitare forme di cittadinanza attiva attraverso un volontariato motivato, impegnato e competente, e dare effettività ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.Il progetto ha evidenziato inoltre l’importanza della stretta collaborazione con la Regione, l’autorità giudiziaria, il territorio (enti locali), reti istituzionali e di prossimità, che assicurano, nel nostro territorio e nel tempo, risposte alla crescente domanda di rappresentanza legale dei minori, auspicata dall’evoluzione della normativa internazionale per l’infanzia: la Convenzione internazionale di New York  e la Convenzione europea di Strasburgo, entrambe ratificate dall’Italia.
È necessario reinvestire nell’infanzia e nell’adolescenza, dopo anni in cui si è guardato ad altri problemi. L’infanzia è un tesoro prezioso, è il nostro futuro da promuovere e valorizzare. Bisogna superare la logica assistenzialistica, che ancora caratterizza molte azioni istituzionali, che danno all’infanzia ma con progetti, con fondi provvisori, senza dare certezza di futuro agli investimenti. Non bisogna dare «per carità» ma per diritto e giustizia soprattutto quando gli interessati sono «minori», quindi più poveri di diritti e di capacità. Lo dice la Costituzione: ogni persona deve avere la possibilità di sviluppare le proprie potenzialità. Solo così si potrà creare un welfare «generativo», davvero in grado di valorizzare le capacità delle persone di moltiplicare le risorse investite. Un welfare quindi in grado di promuovere le responsabilità di tutti gli attori in gioco per far fruttare le risorse a disposizione. Ma per raggiungere questo obiettivo non può bastare l’impegno delle sole professioni: le forze da mettere in campo sono anche altre, a partire dal volontariato competente, avendo chiara la strategia: l’incontro delle responsabilità e delle capacità.

4.

Evidence-based practice. Quando il servizio sociale è efficace

La necessità di sviluppare la evidence-based practice anche in Italia risiede nella esigenza sostanziale di rendere visibili i risultati di un lavoro, sicuramente articolato e complesso, ma spesso oggetto di critiche sulla sua «evanescenza» o intangibilità. Mai come in questo momento di crisi, che motiva la riduzione dei sistemi di protezione sociale, è necessario dimostrare l’utilità del nostro lavoro e la rilevanza anche economica del «fare sociale». 
L’approccio all’esercizio fondato sull’evidence-based practice consente al singolo operatore/professionista che lo utilizza di convertire progressivamente il bisogno di informazione in precisi quesiti per i quali attiva un percorso di ricerca documentale che fornisca evidenze valutabili sul piano metodologico e la loro applicabilità; infine le utilizza nella propria attività professionale. Giuseppe De Robertis, presidente dell'Ordine degli Assistenti sociali Puglia ha aperto così il convegno sul tema Evidence based practice. Quando il servizio sociale è efficace che si è svolto a Bari (13 dicembre). I relatori hanno approfondito le questioni relative alla costruzione delle evidenze nel servizio sociale. Marian Brandon, docente di servizio sociale e ricercatrice del Centre for Research on the Child and Family della East Anglia University ha presentato i risultati delle sue ricerche realizzate insieme con altri colleghi inglesi e di altri paesi. Tiziano Vecchiato ha delineato le condizioni per fare verifica e valutazione di esito, prefigurando sviluppi metodologici necessari per costruire nuove evidenze professionali.
Cinzia Canali ha mostrato come la costruzione di evidenze può essere gestita con laboratori multicentrici e collaborativi. PersonaLAB (Personalised Environment for Research on Services, Outcomes and Needs Assessment) è nel tempo diventato un ambiente in grado di sviluppare nuove soluzioni e verificarle sul campo. Andrea Barani, assistente sociale della zona Valdarno inferiore in Toscana, ha documentato i risultati di un’esperienza progettuale sul tema «Rischio per l’infanzia e soluzioni per contrastarlo» e come la sperimentazione nazionale stia avendo seguito nella Regione Toscana con risultati positivi per i minori a rischio di allontanamento. Tra le potenzialità evidenziate non c’è solo la valutazione di esito, ma anche la valutazione di costo/efficacia. Sta aprendo nuovi scenari alla negoziazione che gli assistenti sociali possono gestire per una migliore allocazione delle risorse in un momento di crisi e di difficoltà per tutti i servizi. Il convegno si è concluso con l’analisi di esperienze nei territori pugliesi. La verifica e la valutazione di esito può già oggi farne tesoro per meglio investire in un futuro con maggiori evidenze a disposizione e maggiori indici di efficacia.

5.

Agire agapico e servizio sociale professionale, povertà, competenze genitoriali, moral distress: «Studi Zancan» 6/2012

Servizio sociale professionale e agire agapico: un binomio possibile? La risposta è nel nuovo numero della rivista «Studi Zancan», che nella sezione monografica propone i contributi del seminario «Servizio sociale professionale e agire agapico: riflessioni teoriche, processi operativi», organizzato dalla Fondazione «E. Zancan» e da Social One lo scorso settembre.

Per sua natura il concetto di agire agapico è un’opzione teorica e metodologica che rende possibili nuove analisi dei processi sociali e professionali, riguardanti la fraternità umana e come essa possa esprimersi in diversi ambienti di azione e relazione. Il servizio alle persone e alle famiglie ne è un esempio. Uno degli elementi fondativi dell’agire agapico è l’esperienza del dono e dell’eccedenza del dono oltre misura. È quanto caratterizza la relazione di fraternità e di amore, quando insieme proiettano la relazione oltre la reciprocità e lo scambio generoso. 

La teorizzazione e la metodologia del servizio sociale professionale possono dare un contributo significativo allo sviluppo di una ricerca che guarda a questi problemi. Sono in particolare tre i temi su cui concentrare la ricerca e il confronto: curare e prendersi cura, differenze e complementarietà per meglio caratterizzare l’incontro e l’aiuto professionale; la relazione agapica come condizione generativa di eccedenza riconoscibile in termini di valore personale e sociale; agire agapico nelle organizzazioni e nelle istituzioni, ostacoli e criticità per nuovi modi di intendere la costruzione del bene comune.

Nella sezione «Politiche e servizi» Maria Bezze e Tiziano Vecchiato presentano i contenuti del rapporto 2012 sulla lotta alla povertà della fondazione «E. Zancan», mettendo in evidenza l’aumento della spesa per il contrasto alla povertà (ma senza risultati), le profonde differenze tra aree del paese, la perdurante tendenza degli enti locali a spendere risorse attraverso contributi economici, senza investirle nell’attivazione di servizi.

Cinzia Canali e Tiziano Vecchiato approfondiscono il tema della valutazione delle competenze genitoriali, aspetto necessario per qualificare la comprensione e l’aiuto possibile a figli e genitori, oltre che per promuovere un migliore esercizio delle competenze e delle responsabilità. Manuela Bertocchi e Pietro Muraro presentano i risultati di una ricerca per indagare sulle differenti idee degli imprenditori nei confronti delle sfide proposte dall’attuale crisi economica. Renzo Pegoraro e Marina Rossi affrontano il problema del moral distress, esaminandolo da un punto di vista etico, psicologico e organizzativo.  

La monografia è scaricabile in omaggio anche ai futuri lettori di «Studi Zancan», che speriamo numerosi e interessati al dibattito che si svilupperà nel prossimo futuro. 

6.

Abbonamento 2013 alla rivista Studi Zancan

Per l'anno 2013 le quota e modalità di abbonamento alla rivista «Studi Zancan. Politiche e servizi alle persone» sono: 

- cartaceo € 50,00;

- on line € 35,00;

- on line + cartaceo € 65,00:

- on line speciale € 100,00. Questa ultima versione consente di accedere on line a:

La quota va versata sul c/c postale n. 12106357, intestato a:

Centro studi e Ricerca sociale Fondazione «E. Zancan» Onlus. Via Vescovado 66 - 35141 Padova.

La richiesta può essere effettuata inviando un'e-mail all'indirizzo segreteria@fondazionezancan.it o un fax al numero  049 663013, indicando i propri dati: nome e cognome, indirizzo postale, e-mail.

7.

Strumenti di lavoro: 1 libro 1 euro

I buoni servizio si sono diffusi anche in Italia. Incontrano il favore dei cittadini, ma è necessario riflettere attentamente sugli effetti che l’introduzione di questi strumenti produce e capire in quale cornice di welfare si intende collocarli. La rivista studi Zancan n 5/2006 affronta questo tema da diversi punti di vista.

La rivista può essere ritirata di persona (presentando la scheda scaricabile dal sito www.fondazionezancan.it) presso la nostra sede in Via Vescovado, 66 - Padova, dal lunedì al venerdì (8.30-13.00 e 14.00-17.00).

Si può ricevere direttamente a casa, con spese a carico, a seguito di richiesta via fax (049663013) o tramite email (segreteria@fondazionezancan.it) compilando sempre la scheda.

La richiesta va effettuata entro il 31 gennaio 2013.

8.

Auguri per le festività natalizie

l Centro di documentazione sulle politiche sociali e gli uffici della Fondazione sono chiusi dal 24 dicembre al 6 gennaio.
Auguriamo a tutti un sereno Natale e un felice 2013.

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