1.

Investire nell’infanzia è coltivare la vita: on line i primi tre documenti

Sono on-line i primi tre documenti della serie «Investire nell’infanzia è coltivare la vita» elaborati nell’ambito del progetto «TFIEY Transatlantic Forum on Inclusive Early Years - Investire per lo sviluppo dei bambini che vivono in famiglie povere e/o immigrate».
Il progetto ha avviato uno scambio tra Europa e nord America per comprendere quali politiche, strategie, pratiche innovative possono incrementare le conoscenze e diventare servizio, anche evidence-based, cioè basato su evidenze scientifiche a vantaggio della prima infanzia (0-6 anni). L’attenzione è in particolare dedicata ai bambini poveri che vivono in famiglie a basso reddito e i bambini immigrati senza il necessario per crescere. Nel progetto vengono affrontate sei questioni: 1. L’accesso ai servizi per la prima infanzia, 2. La formazione degli operatori e le innovazioni da introdurre, 3. I servizi per l’infanzia e il coinvolgimento dei genitori, 4. Il multilinguismo e le appartenenze, 5. Il ruolo dei governi nazionali, le leve politiche, la decentralizzazione efficace, 6. I sistemi integrati: le priorità per il futuro.
Ogni tema è motivo di confronto tra le fondazioni che hanno avviato il progetto e gli esperti internazionali coinvolti. Lo sforzo italiano è di fare del progetto una preziosa opportunità per il nostro paese, considerando in parallelo con le attività internazionali i diversi temi e le loro potenzialità, grazie all’incontro e alla collaborazione di competenze multidisciplinari.
I Quaderni contribuiscono al progetto con la conoscenza messa a disposizione da diverse fonti e banche dati e quella elaborata nelle attività progettuali.
Nel primo Quaderno sul tema «Bambini poveri: chi sono, cosa chiedono, cosa ricevono» vengono collegate le condizioni di vita dei bambini e dei loro genitori («chi sono»), con bisogni di cui sono portatori («cosa chiedono»), per identificare le risposte attuali e potenziali, tenendo conto delle risorse a disposizione (se ne occuperà il Quaderno 2). I diversi fattori, integrati in un quadro unitario, possono aiutarci a costruire per l’infanzia un futuro diverso dal presente, ossessionato dai costi e così poco capace di coltivare la vita. È disponibile sia in italiano sia in inglese.
Il terzo documento scaricabile è la raccolta di alcuni materiali presentati al meeting internazionale di Ghent sul tema «Quality Early Childhood Services for All: Addressing Disparities in Access for Children from Migrant and Low-Income Families».
Nell’insieme delineano il problema: come si configura oggi l’accessibilità ai servizi per la prima infanzia, gli ostacoli, le barriere. I contributi selezionati si focalizzano sui fattori che spiegano il diverso utilizzo dei servizi, sugli effetti positivi dell’accesso sullo sviluppo cognitivo e relazionale dei bambini, sulla differenza tra offerta pubblica e offerta privata dei servizi per la prima infanzia, sui vantaggi di investire nei servizi per la prima infanzia.
La realtà che emerge dai contributi non è favorevole ai bambini più piccoli. I dati EU-SILC, ad esempio, utilizzati da Wim Van Lancker dell’Università di Anversa, documentano lo scarso utilizzo dei servizi e le discriminazioni nella loro fruizione. Mancano condizioni necessarie per passare da un’offerta disuguale ad un accesso universalistico e non selettivo che non scoraggi i più deboli. Il traguardo di un’offerta di servizi per la prima infanzia che diventa investimento a vantaggio di tutti i bambini rimane una priorità, a partire dai più poveri e bisognosi di inclusione sociale.
Sono documentati anche altri contributi: di Michel Vandenbroeck dell’Università di Ghent, di Arianna Lazzari dell’Università di Bologna e di Peter Moss della  Thomas Coran Research Unit, Institute of Education, Università di Londra.
I due documenti sono scaricabili dal sito della Fondazione Zancan e dal sito della Compagnia di San Paolo che promuove il progetto a livello nazionale.

2.

Povertà alimentare: gli esiti del progetto «La buona tavola» di Save The Children

Il progetto «La buona tavola» di Save the Children Italia e Enel Cuore nasce per contrastare i fattori che causano la povertà minorile alimentare nelle città pilota di Roma, Napoli e Torino attraverso azioni concrete di assistenza per il bambino e la famiglia.
La povertà minorile è un fenomeno che si sta diffondendo sempre più in Italia. Recenti stime riferiscono di un 7% delle famiglie con minori che hanno difficoltà a fare un pasto adeguato almeno ogni due giorni. Un numero ancora più esteso sta facendo i conti con la crisi: una su tre è costretta a risparmiare sulla spesa alimentare, tre su cinque a modificare il menù quotidiano e oltre il 30% a comprare prodotti di qualità più bassa.
La Fondazione Emanuela Zancan, come partner, ha il compito di valutare gli esiti degli interventi messi in atto da «Vides Main» a Torino, «Il Melograno» a Roma e «L'Orsa Maggiore» e «Piano Terra» a Napoli. La prima fase di verifica coinvolge un gruppo di circa 20 bambini di diverse età e le loro famiglie, per poi incrementare l’analisi coinvolgendo altri bambini. L’obiettivo è di capire se l’aiuto ha portato benefici, in che misura, di che tipo. Ogni euro dedicato a questa missione deve poter fruttare il massimo aiuto possibile. È una grande sfida per dimostrare che esiste una comunità pronta a spendersi per quanti sono più fragili e vulnerabili, a partire dai bambini in difficoltà. Può avvenire in una società viva, capace di accogliere, capace di contrastare l’individualismo, di donare non solo cose ma anche sé stessi agli altri.
Il progetto è nella sua fase attuativa: sono state avviate le fasi di formazione a supporto della sperimentazione e sono in corso le prime valutazioni delle situazioni che sono inserite nel progetto «La Buona Tavola». A questo faranno seguito azioni specifiche legate a una progettazione personalizzata per ogni singolo bambino che saranno successivamente valutate a distanza di tre mesi dall’avvio del percorso. Misurare i benefici significa riconoscerli: per il bambino, per arricchire il suo spazio di vita, per le mamme, i genitori, per sviluppare relazioni di supporto che diventano solidarietà stabile tra famiglie che si aiutano.

3.

Le forme dell’affido in Europa: cosa sappiamo degli esiti e delle condizioni di efficacia?

Save the date: il prossimo 12 settembre 2013 a Padova si svolgerà il convegno internazionale sul tema: «Le forme dell’affido in Europa: cosa sappiamo degli esiti e delle condizioni di efficacia?»
Gli organizzatori sono l’International Foster Care Network, la Fondazione «E. Zancan» Onlus, l’International Association for Outcome-based Evaluation and Research on Family and Children’s Services, la Fondazione Paideia Onlus. L’evento è patrocinato dal Comune di Padova.
L’obiettivo è di conoscere come altri paesi in Europa affrontano le questioni legate all’affido, con particolare riferimento a ciò che funziona, quali problemi restano da affrontare, quali prospettive sono riconducibili al livello delle politiche, della ricerca, delle azioni messe in campo da soggetti dell’area non profit. Interveranno:

  • Nina Biehal, Social Policy and Social Work Department, University of York
  • Hans Grietens, Faculty of Behavioural and Social Sciences, University of Groningen
  • Carme Monserrat Boada, Research Institute on Quality of Life, University of Girona
  • Klaus Wolf, International Foster Care Network, Universität Siegen

Il convegno è rivolto ad operatori e dirigenti dei servizi sociali e sociosanitari impegnati nell’area dell’affidamento (assistenti sociali, educatori, psicologi, operatori sociosanitari, magistrati, avvocati, operatori di advocacy…), volontari e associazioni, altri interessati a questo tema.
La quota di iscrizione - pari a € 50,00 – copre i costi vivi e cioè la cartella con i materiali del convegno, l’attestato di partecipazione e il buffet.

4.

La sfida del welfare generativo per andare oltre l’assistenza (Un seminario a Pisa)

La crisi, con le sue pesanti ricadute sociali, obbliga a un ripensamento e a un salto di qualità nella lotta alla povertà, in un sistema di welfare che deve diventare capace di rigenerare le proprie risorse, non solo economiche ma anche e soprattutto umane. Di questo si è discusso nel corso del convegno «Welfare generativo, solidarietà e corrispettività nell’esercizio dei diritti sociali», organizzato dall’Istituto Dirpolis - Scuola Superiore Sant’Anna e dalla Fondazione Emanuela Zancan (Pisa, 12 marzo). È stata l’occasione per ribadire l’idea di «welfare generativo», già contenuta nel Rapporto 2012 sulla povertà e l’esclusione sociale in Italia della Fondazione Zancan, edito dal Mulino. Un welfare generativo è capace di responsabilizzare e responsabilizzarsi, sulla base di un diverso incontro tra diritti e doveri, passando dalla logica del costo a quella dell’investimento e privilegiando l’efficacia e non la semplice assistenza. La lotta alla povertà in Italia ancora oggi è troppo concentrata sull’erogazione di trasferimenti economici alle persone in difficoltà, senza che vengano attivati servizi di accompagnamento verso l’uscita dalla condizione di bisogno. In Europa, dove avviene il contrario si riesce ad abbattere di un terzo le disuguaglianze, a ridurre dell’80% il rischio di povertà assoluta e del 40% il rischio di povertà relativa. Dati molto lontani da quelli italiani, dove l’impatto redistributivo dei servizi era quasi un quarto nel 2000 (-24,1 per cento di riduzione della disuguaglianza) ed è stato meno di un quinto (-18,4 per cento) nel 2007.
Ci siamo chiesti cosa succederebbe se una parte dei trasferimenti fossero gestiti in modo generativo, responsabilizzando, rigenerando le risorse, facendole rendere senza consumarle. È una nuova logica che dice alle persone: «non posso aiutarti senza di te» e che chiede loro un coinvolgimento attivo. Cosa succederebbe se la cassa integrazione alimentasse lavoro gestito a fini sociali, senza mantenere le persone in condizione passiva? Un lavoro temporaneo gestito e remunerato garantirebbe socialità, uscita dalla solitudine, dignità, apprendimento e sviluppo di nuove capacità, rendimento economico, utilizzo dei proventi per fini di solidarietà, incremento del capitale sociale di tutti. Il problema è passare da costo a investimento, uscendo dalla logica assistenzialistica che prevede una posizione passiva della persona aiutata.
Nel seminario di Pisa sono state approfondite le potenzialità giuridiche, insieme con i professori di diritto costituzionale Rossi e Colapietro, con Giuliano Amato e altri esperti di diritto e di economia. L’obiettivo era di capire come le proposte contenute nel rapporto possono prefigurare un salto di paradigma nel modo stesso di intendere il nostro welfare se da costo diventasse investimento capace di rigenerare e potenziare il rendimento delle risorse a disposizione. L’evento è servito ad approfondire le potenzialità giuridiche legate alla possibilità, sul piano costituzionale, di prevedere uno scambio rispetto alla prestazione che una persona riceve dallo stato sociale. Tale prestazione è resa in quanto il soggetto è titolare di un diritto, senza presupporre alcuno scambio. Se una persona ha diritto alla pensione, la riceve senza che le venga chiesto niente in cambio. L’idea è di integrare questo schema «diritto del soggetto/obbligo dello stato» con un terzo aspetto, cioè il «fare qualcosa a vantaggio della comunità», che non sia propriamente uno «scambio», ma un’azione a favore della collettività. Giuridicamente questo è un elemento da studiare, nuovo, che va collegato ad alcuni principi fondamentali della Costituzione, come quello di solidarietà. Bisogna, infine, capire gli ambiti in cui questo schema si può applicare, rispetto a quali prestazioni dello stato sociale può funzionare.

5.

Le risposte per le persone anziane non autosufficienti nella Provincia di Rovigo

Quali sono le risposte più adeguate per le persone anziane non autosufficienti nella provincia di Rovigo? Quali politiche attuare in un territorio che invecchia rapidamente? Sono le questioni affrontate nel corso di un incontro tra politici ed esperti voluto dalla Provincia di Rovigo a seguito dei risultati emersi dal rapporto 2012 dell’Osservatorio provinciale delle politiche sociali «Le persone anziane: bisogni e risposte alla non autosufficienza in provincia di Rovigo» svolto dalla Fondazione «E. Zancan». È stato un momento di dibattito e di confronto per approfondire un tema chiave del welfare dei prossimi anni.
In Polesine l’età media è di 45,3 anni, contro i 42,8 della media veneta e nazionale (dati 2010). Il 22,6% della popolazione ha oltre 65 anni e l’11,8% ne ha più di 75. L’indice di dipendenza, che misura il peso della popolazione non attiva su quella in età lavorativa, nell’ultimo decennio è arrivato a quota 51,4. In particolare, è in aumento la quota di over65.
La ricerca è il punto di partenza per individuare strategie di azione e gestione della spesa pubblica legata all’invecchiamento. Proprio per questo è stato attivato un «laboratorio» con tutti i soggetti interessati. Nel mese di febbraio si è riunito un gruppo di lavoro per approfondire alcuni aspetti emersi dall’indagine. Partendo dalla constatazione di una realtà frammentata, in quanto caratterizzata da una prevalenza di Comuni molto piccoli e da vaste zone a bassissima densità di popolazione (soprattutto nell’Azienda Ulss 19), i partecipanti hanno condiviso alcune scelte di intervento necessarie per superare le attuali carenze o difficoltà di risposta ai bisogni delle persone anziane. Tali scelte sono riconducibili ai temi della programmazione (è emersa la necessità di un governo unitario e sostenibile), dell’integrazione tra istituzioni e servizi (anche se è tuttora molto difficile), del rapporto tra spesa e qualità/quantità dei servizi erogati e, infine, della valutazione di efficacia degli interventi.

6.

Valutazione di esito a servizio della qualità e della sostenibilità dei servizi per l'infanzia in Toscana

Si è conclusa la prima annualità della sperimentazione «Valutare l’efficacia del lavoro per progetti personalizzati con bambini e ragazzi a rischio di allontanamento che vivono in famiglie multiproblematiche» coordinato da Regione Toscana e Fondazione Zancan. Coinvolge 8 Zone toscane (Alta Valdelsa, Empolese, Fiorentina Nord Ovest, Fiorentina Sud Est, Firenze, Mugello, Pisana, Valdarno Inferiore). Sono molti gli operatori sociali e sociosanitari che hanno partecipato alla sua attuazione e alla restituzione dei risultati, che si è svolta il 19 marzo a Firenze.
I risultati attesi non erano pochi e tra questi in particolare l’aumento delle capacità di analisi dei bisogni/capacità dei minori a rischio in modo condiviso e corresponsabile tra servizi. Agli operatori è stato chiesto di definire i progetti personalizzati, definendo obiettivi, azioni, risultati attesi e responsabilità finalizzate a conseguirli.
Complessivamente sono stati presi in carico 69 minori: il 79,7% italiani e il 20,3% stranieri.
Solo il 56,5% dei casi vive con entrambi i genitori, Il 31,9% solo con la madre e il 2,9% solo con il padre. Il restante 8,7% vive in famiglie ricostituite.
Ogni progetto personalizzato è stato sottoposto a verifica e valutazione di efficacia. La Regione Toscana sta investendo molto per qualificare l’azione dei servizi per l’infanzia con particolare attenzione ai minori in difficoltà e a rischio di allontanamento. Gli indici di completezza e appropriatezza metodologica presentati nell’incontro sono stati utilizzati per valutare l’impegno e la qualità dell’azione professionale degli operatori coinvolti nel progetto.
L’incontro ha anche posto le basi per il lavoro futuro delle zone attraverso l’impegno finalizzato alla disseminazione locale dei risultati e al coinvolgimento dei colleghi di altri servizi non ancora impegnati nel progetto. La loro pubblicazione consentirà di metterli a disposizione della comunità professionale toscana e di altre regioni. Altre due zone sono appena entrate nel progetto: Valdinievole e Valdarno Aretino. I risultati di questa annualità mettono in grado di comprendere appieno le potenzialità della metodologia SP/FO, messa a punto dalla Fondazione Zancan, per la valutazione di esito.
L’analisi di costo efficacia consentirà agli operatori e alla Regione di approfondire con la dirigenza dei servizi di far tesoro dei risultati e di investire, durante la seconda annualità, di dare il massimo ai bambini e ragazzi con maggiori difficoltà a costi sostenibili, visto che l’appropriatezza raggiunta mette a disposizione risultati di interesse clinico, professionale e gestionale.

7.

Strumenti di lavoro: 1 libro 1 euro

Negli ultimi anni la Fondazione «E. Zancan» ha intrapreso un percorso di riflessione sulle implicazioni psicologiche, sociali ed etiche dei test genetici. Nell’ambito di questo percorso già nel 2006 era stato organizzato un seminario a Malosco (Tn) sulle nuove frontiere della genetica, e in particolare sulle questioni poste dal crescente ricorso a test genetici predittivi. La monografia del secondo numero di Studi Zancan del 2007 propone alcuni materiali elaborati in seguito a quel seminario.
La rivista può essere ritirata di persona (presentando la scheda scaricabile dal sito www.fondazionezancan.it) presso la nostra sede in Via Vescovado, 66 - Padova, dal lunedì al venerdì (8.30-13.00 e 14.00-17.00).
Si può ricevere direttamente a casa, con spese a carico, a seguito di richiesta via fax (049663013) o tramite email (segreteria@fondazionezancan.it) compilando sempre la scheda.
La richiesta va effettuata entro il 30 aprile 2013.

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